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Coronavirus: quali sono le conseguenze sull’Energia?

Il Coronavirus, nuova minaccia partita dalla Cina che si sta diffondendo gradualmente in tutto il mondo, non solo conta migliaia di contagi, decessi e guarigioni, ma sta avendo delle ripercussioni  anche su una dimensione particolarmente rilevante a livello economico, quale l’energia.

A spiegare ciò che sta accadendo nel settore energetico, ordinando una serie di dati e previsioni che sono stati elencati in queste settimane da varie istituzioni e ricercatori, ci ha pensato il sito di informazione fondato nel 2017, Axios, con un articolo dal titolo “The Coronavirus is infecting everything in the energy sector” (Il Coronavirus sta infettando tutto nel settore energetico).

La diffusione del virus evidenzia l’importanza della Cina quando si parla di energia. Axios punta i riflettori sulla Repubblica popolare cinese come il maggiore importatore mondiale di petrolio e gas, il più grande emettitore di carbonio e come il continente col più grande mercato automobilistico ed evidenzia come il Coronavirus abbia rimescolato le carte in tavola.

Per quanto riguarda il petrolio, si è verificato un ingente ribasso del prezzo (ai livelli più bassi mai visti in un anno), dato dalle misure adottate dalla Cina contro l’epidemia, quali la riduzione dei viaggi e soprattutto il rallentamento della sua attività economica, che ha avuto tra le conseguenze anche un significativo calo di inquinamento da diossido di azoto e un miglioramento della qualità dell’aria.

Il problema interessa in particolar modo l’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) e la sua collaborazione con la Russia. Il gruppo OPEC+ ha faticato a raggiungere un accordo alla fine di gennaio sull’aumento dei tagli alla produzione congiunta, col fine di inasprire i mercati. Secondo quanto riportato da varie fonti, la Russia, anche se ha sostanzialmente approvato, deve ancora dare il suo consenso ufficiale. Ciò che sta accadendo al petrolio è stato riassunto adeguatamente da una nota di S&P Global Platts, in cui un analista evidenzia che “è probabile che il Brent si aggiri su quota 55 dollari al barile fino a quando permarrà l’incertezza sull’impatto del Coronavirus e fino a quando i nostri ministri non si incontreranno per trovare un accordo sul taglio”.

Oltre al petrolio, il Coronavirus sta avendo anche un impatto sul mercato del gas naturale liquefatto, già debole precedentemente a causa di un eccesso di offerta. Come ha precisato anche il Wall Street Journal, il consumo di gas a breve termine della Cina è messo in dubbio a causa delle quarantene da Coronavirus e della chiusura delle fabbriche, che utilizzano la maggior parte del gas importato del paese.

La Cina è il più grande produttore mondiale di apparecchiature solari, e una nota dalla ditta di consulenza Wood Mackenzie afferma che il lavoro a vari impianti modulari riprenderà difficilmente in breve tempo. Non è un periodo semplice nemmeno per le aziende automobilistiche. Il Coronavirus ha avuto anche delle conseguenze su Tesla, costretta a chiudere temporaneamente la sua fabbrica cinese, causando una brusca riduzione della quotazione in Borsa e inevitabili ritardi di consegna di veicoli.

Tuttavia, in questo panorama complessivamente angosciante, si può trovare una nota positiva, già accennata all’inizio dell’articolo: la riduzione dell’inquinamento e il miglioramento della qualità dell’aria. Anche in base a ciò che ha riportato il sito Bloomberg, un lato positivo del Coronavirus in Cina è la minore emissione di carbonio. Come precisato da S&P Global Platts “Persino un calo dell’1% delle emissioni annuali di CO2 della Cina, derivanti dal consumo di energia, ammonterebbe a 96 milioni di tonnellate, equivalenti alle emissioni annuali di CO2 della Francia”.

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